Lega di A, scontro e rinvio sulla governance




ROMA –  Fumata nera, come si temeva e contrasti forti sulla governance. L'assemblea di Lega di A, al salone d'onore del Coni, è durata tre ore e mezza: ora verrà riconvocata un'altra riunione a Milano tra 15 giorni, il 22 maggio, per discutere di nuovo dei diritti tv, in attesa che l'intermediario Mediapro presenti la fidejussione di oltre un miliardo e che il tribunale di Milano si pronunci sul ricorso di Sky. L'assemblea si è conclusa con un discorso del presidente di Lega A, Gaetano Micciché, che ha invitato i presidenti a un senso di responsabilità per mettere da parte i personalismi e trovare una strada comune sulla governance al fine di recuperare il terreno perso negli anni rispetto alle altre leghe europee. Un discorso che è stato accolto da un applauso dell'assemblea. "Abbiamo fissato al 22 maggio a Milano l'assemblea della Lega A alle ore 15. Non è una data casuale, perché il codice civile prevede la possibilità per la Lega A, in caso di inadempienze contrattuali, di adottare provvedimenti dopo 14 giorni". Lo ha detto il presidente del Coni e commissario della Lega A, Giovanni Malagò, "in riferimento alla nota vicenda dei diritti tv" e alla fideiussione per oltre un miliardo di euro che l'intermediario Mediapro non ha ancora presentato.

Le due settimane cui fa riferimento Malagò partono dal giorno in cui la Lega manderà una richiesta scritta all'intermediario spagnolo, chiedendo la presentazione della fideiussione. Se non la farà sarà messa in mora. "Auspicavamo che ci potesse essere una decisione già oggi dal tribunale di Milano, ma al tempo stesso ritengo che non sia così determinante il giudizio del tribunale per l'adempimento contrattuale. Non capisco i nessi che esistono, è di buonsenso aspettare questi 14 giorni anche se potrebbero non essere necessari in quanto se Mediapro consegnerà la fideiussione non c'è neanche bisogno di aspettare tutte le due settimane". E in merito ad un eventuale piano B spiega: "Sotto il profilo legale non siamo in condizione di fare altri ragionamenti fin quando è aperto un impegno delle parti, ma nella testa mia, di Micciché e dei vice commissari si possono prevedere altri scenari. Se domani mattina – ha spiegato il commissario di Lega – un rappresentante della Lega andasse a chiudere una trattativa con un'altra emittente questo non lo può fare. Per farlo si deve essere titolari dei diritti e in questo momento non è così perché il titolare è un altro soggetto, ma deve adempiere a degli impegni". Stranamente i club medio-piccoli non sono sembrati preoccupati per la questione infita dei diritti tv. Come mai? Mediapro e Sky tratteranno di sicuro ma un accordo sembra ancora lontano.

Si pronuncerà intanto probabilmente mercoledì, Claudio Marangoni, il giudice del tribunale civile di Milano chiamato a decidere sulla conferma o sulla revoca del provvedimento di sospensione d'urgenza, ottenuto da Sky il 16 aprile scorso, del bando con cui l'intermediario spagnolo Mediapro ha messo in vendita i diritti tv della Serie A per il triennio 2018-2021. È quanto emerge da fonti giudiziarie, che escludono una decisione per domani, martedì. Dopo l'udienza di venerdì scorso, in cui c'è stato il confronto molto teso tra i legali delle due parti, sono tre le possibili decisioni: la conferma totale del provvedimento di sospensione d'urgenza, la conferma con alcune modifiche che potrebbe portare Mediapro a ritoccare alcuni punti del bando, oppure la revoca dell'ordinanza che determinerebbe un altro termine per la presentazione delle offerte. In ogni caso, dopo il deposito della decisione, la parte perdente avrà 15 giorni di tempo per presentare reclamo e la decisione passerebbe a un collegio di giudici, con ulteriore dilatazione dei tempi. Sky punta al terzo bando, per prodotto e non più per piattaforma: la pay tv di R. Murdoch potrebbe offrire 750-800 milioni, 150 li metterebbe Perform, qualcosina anche la nuova Tim e/o Vodafone.

I club hanno accettato la proposta di Mediapro (1 miliardo e 50 milioni a stagione) e vogliono proseguire con gli spagnoli, il cui obiettivo (o sogno) si sa è il famoso Canale della Lega. "Mi sembra una situazione ancora un po' ingarbugliata, quella dei diritti tv. Noi abbiamo un contratto nella pienezza della sua conclusione con Mediapro alla quale la Lega ha aggiudicato i diritti per un miliardo e 50 milioni": Urbano Cairo, presidente del Torino, così si è espresso a 'Radio anch'io sport in mattinata'. Cairo è tornato anche sul commissariamento della Lega di A, e sulla figura di manager a suo dire più adatta: "Il personaggio giusto lo avevamo identificato in Javier Medrano Tebas, questo avvocato spagnolo che da dirigente della Liga aveva contribuito a triplicare i diritti televisivi. Se la Lega fosse stata una mia azienda lo avrei messo immediatamente sotto contratto. Purtroppo aspettammo perché Malagò era ai Giochi invernali. Quando in Spagna hanno saputo che Tebas era vicino a firmare con noi, si sono riuniti ed in tre giorni 35 squadre su 40 hanno votato il raddoppio del suo stipendio. Scegliere il manager giusto per una attività è fondamentale. Tebas aveva cinque anni di esperienza come presidente, con altri 10 come vice. Era perfetto". Talmente perfetto, Tebas, che da tempo è contro le quattro squadre italiane in Champions, ed è in pessimi rapporti con Fifa e Uefa. "Negli ultimi 8 anni, parlando della Lega di A-ha aggiunto Cairo- il calcio italiano ha fatto grandi passi indietro. Eravamo ad una incollatura dai valori della Premier League per i diritti tv, oggi siamo dietro Liga spagnola e Bundesliga tedesca. Quindi direi che molto è mancato. Ed in Federcalcio sento rumore di insoddisfazione da parte di tutte le componenti". Cairo attacca ancora: "Il nostro campionato andrebbe valorizzato molto di più. Ci sono diverse cose da sistemare. Ad esempio, Lega e Figc sono commissariate da tre mesi ma non ho visto molto. Ad oggi, in Lega, l'unica decisione presa è la nomina di Micciché, un po' poco…".

È stata un'assemblea molto vivace quella di oggi, Claudio Lotito è entrato in contrasto con Gaetano Micciché, assai contrariato, sul tema della governance: il patron della Lazio, interessato ad una carica di consigliere federale, voleva votare e chiedeva un posto anche per Fassone (Milan) in consiglio federale dove sono in corsa anche Marotta, Gandini e Romei. Ma Micciché e Malagò hanno deciso di rinviare tutto al 22 maggio. E il commissario Malagò, che così resterà in carica, si è rivolto con durezza al patron della Lazio: "Claudio, la danza non la conduci più tu". Lotito non è più forte come un tempo ma non si arrende di sicuro. Sulla carica di ad i presidenti per la prima volta sono tutti d'accordo sul nome di Paolo Dal Pino ma ora dovranno convincere Malagò e Micciché che vorrebbero puntare su un nome di più basso profilo. Hanno ancora 15 giorni di tempo. "In questi 100 giorni un terzo l'ho passato a molti chilometri di distanza. Lo statuto è andato, i principi informatori sono stati recepiti, oggi è stato approvato il bando della Coppa Italia e a breve si risolverà anche il problema degli sponsor della Lega ed è stato fatto un presidente all'unanimità. Mi sembra che sia stato fatto un miracolo", spiega ancora Malagò. L'assemblea del 22 maggio dovrebbe essere "elettiva" in quanto essendo la terza convocazione "basterà la maggioranza semplice" (11 voti e non 14). Il capo dello sport italiano ha auspicato "che un secondo dopo che si completerà la governance, che senza la tegola dei diritti tv già oggi si sarebbe completata, io potrò concludere il mio incarico di commissario. È indispensabile che si completi la governance, io sono stato nominato per quello".

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