La Fifa dura sul razzismo: "Non si cambia rotta, rispettare il protocollo"



ROMA – La Fifa non cambia rotta sulla lotta ad ogni forma di razzismo. La posizione del massimo organo calcistico rimane invariata: "qualsiasi forma di razzismo e discriminazione all'interno o all'esterno del campo è totalmente inaccettabile e non ha posto nel calcio, bisogna rispettare il protocollo".

L'idea fissa è su come lavorare sul razzismo, per questo il massimo organismo mondiale guidato da Gianni Infantino proprio per il Mondiale in Russia aveva preparato un protocollo e una procedura a tre livelli, tra questi c'è il contatto con le autorità e carta bianca all'arbitro per la sospensione dell'incontro. Nel suo incontro di maggio 2017, il Consiglio Fifa ha sottolineato che le associazioni e gli arbitri membri dovrebbero essere pronti ad adottare una politica rigorosa per affrontare gli incidenti di natura razzista, seguendo le procedure stabilite. La Fifa comunque si dice "sempre disponibile per ulteriori discussioni con le parti interessate al fine di migliorare continuamente le sue procedure".

Il protocollo che era in vigore alla Coppa del Mondo 2018 e che la Fifa raccomanda di seguire è il seguente: per ogni partita, la Fifa ha schierato tre osservatori delle partite anti-discriminazione, ben informati sulle specificità della cultura, dei tifosi e sulle forme di comportamento discriminatorio nello stadio in si sono verificati casi di possibile natura discriminatoria.

Durante la partita, gli osservatori contro la discriminazione e i loro coordinatori erano in contatto con gli agenti della sicurezza e della sicurezza della Fifa per identificare e affrontare rapidamente gli incidenti, ad esempio parlando ai tifosi, rimuovendo oggetti proibiti o espellendo le persone dallo stadio. A supporto delle misure di sicurezza la Fifa può utilizzare un annuncio senza interferire con la partita per reagire agli incidenti discriminatori. In caso di incidenti discriminatori gravi e continui, quando il comportamento persiste in seguito a tutti i possibili tentativi di controllarlo, i funzionari di gara sono responsabili del coordinamento dell'escalation e dell'applicazione della procedura in tre fasi:

Fase 1: Stop alla partita – L'arbitro può decidere di fermare il gioco in modo che venga fatto un annuncio allo stadio, invitando gli spettatori a cessare il comportamento discriminatorio. Fase 2: Sospensione della partita – Se il comportamento discriminatorio continua una volta che il gioco è ripreso, l'arbitro può chiedere alle squadre di tornare negli spogliatoi e sospendere una partita per un periodo di tempo ragionevole fino a quando il comportamento non si placa. Fase 3: Abbandono della partita – In uno scenario critico e dopo aver consultato tutte le parti interessate (inclusi i capitani delle squadre e le autorità di sicurezza) l'arbitro ha il diritto di decidere di interrompere definitivamente la partita come ultima risorsa.

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Mario Calabresi Sostieni il giornalismo Abbonati a Repubblica

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