Arbitri, Rizzoli: "Maggior uso della Var? Aggiustato la linea d'intervento"



ROMA –  Promuove la 'sua' squadra di fischietti Nicola Rizzoli, contento del rendimento nel fine settimana di campionato. "Siamo soddisfatti: non è mai facile e scontato esserlo dopo una domenica di Serie A, stavolta però lo siamo certamente", il bilancio del designatore arbitrale della Serie A, intervenuto ai microfoni di 'Radio Anch'io Sport', su Rai RadioUno.

RIZZOLI: "AGGIUSTATO INTERVENTO E UTILIZZO VAR" – Alla luce di qualche difficoltà iniziale è stato necessario correggere un po' il tiro nell'utilizzo della video assistant referee. "Un maggior utilizzo del Var? L'intervento è sempre in funzione delle dinamiche del gioco, non tanto di una volontà che è certamente quella di eliminare errori, il Var va usato nella maniera migliore  – spiega l'ex direttore di gara internazionale – Più che aumentato, ne abbiamo aggiustato un pochettino la linea di intervento e l'utilizzo dopo qualche errore dell'inizio. Con gli allenatori ci siamo confrontati in un workshop interessante da cui sono usciti dei feedback positivi". In tal senso Rizzoli apre anche alla possibilità di introdurre la Var in Serie B: "E' una questione di costi, sia in termini di risorse che di uomini. E' un progetto che va verificato a pieno prima di sbilanciarsi. Bisogna cominciare al 100% e non a metà. Nel momento in cui la Lega di B troverà la risorse adeguate, e non intendo solo economiche, la Var potrà trovare spazio anche in B".

"+20% AMMONIZIONI PROTESTE E' PROBLEMA CULTURALE" -In ogni caso la seconda stagione di applicazione della Var in serie A sta producendo effetti che solo in parte vanno nella direzione auspicata. Dopo un terzo di campionato si sono dimezzati i rigori. "Le statistiche ci danno degli spunti e delle riflessioni da fare – il commento di Rizzoli -. L'anno scorso erano aumentati del 5%, ma non è significativo, quest'anno invece sono diminuiti, ma se mettiamo a confronto con le simulazioni, -40%, significa che attaccanti e difensori sono più attenti in area di rigore perché sanno che c'è un controllo maggiore e determinate situazioni non sfuggono più agli arbitri". 

Sull'altro piatto della bilancia dopo 120 partite in A c'è "l'aumento del 20% delle ammonizioni per proteste, in contrasto con la diminuzione delle stesse del 20% dell'anno scorso, quando la novità aveva attenuato tali atteggiamenti. Quest'anno c'è una ripresa, evidentemente è un problema di cultura sportiva – ha sottolineato il designatore – L'anno scorso c'e' stato solo un rosso per proteste, quest'anno siamo già a due. Con gli allenatori abbiamo convenuto che i giocatori debbono lasciare gli arbitri tranquilli nell'utilizzo del Var, rivalutando la figura del capitano. Dialogare è possibile se ci sono le condizioni. Se si va in 4-5 contro uno, parlare diventa impossibile".

"CORI? TRISTE COMBATTERLI ANCORA NEL 2018"  – Detto che, dalla prossima stagione, si lavorerà per 'togliere' la volontarietà per il fallo di mano in area ("L'anno prossimo si faranno delle considerazioni oggettive da fare per portare più uniformità nei giudizi"), Rizzoli è convinto che un arbitro non debba chiudere un occhio, come nel caso delle espulsioni ieri di Inzaghi e Juric: "Ci sono momenti in cui capitano delle reazioni o emozioni, ma quando si prendono delle decisioni, che sono sempre difficili, bisogno anche accettare o rendersi conto che si è andati oltre. Dopo che la pressione è passata, si capisce che bisogna applicare le regole: chiudere gli occhi è una questione culturale da superare per il rispetto delle persone". 

Anche nell'ultima giornata si sono sentite offese ai tifosi avversari, con cori in particolare a Udine e Torino. "Ci siamo confrontati con il presidente della Figc Gravina, sono atteggiamenti assolutamente da perseguire. Siamo nel 2018, è triste pensare che bisogna combattere certi cori ma è la realtà. C'è una procedura ufficiale, stabilita da Fifa e Uefa, per punire gli episodi di razzismo e di discriminazione territoriale: l'arbitro ha il dovere innanzitutto di fermare la gara e far fare un annuncio pubblico; qualora continuino, deve fermare di nuovo la gara, far schierare i giocatori a centrocampo e far fare un altro annuncio; se i cori continuano, l'arbitro deve far tornare i giocatori nello spogliatoio e toccherà ai responsabili di ordine pubblico decidere se ci sono o meno le condizioni per proseguire e dunque sospendere la partita".

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Mario Calabresi Sostieni il giornalismo Abbonati a Repubblica

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